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Sensori per olio dai trasformatori: il rilevamento delle perdite nei data center

I sensori per il rilevamento dell’olio nei trasformatori rappresentano una tecnologia fondamentale per individuare tempestivamente eventuali perdite di olio dielettrico nelle sottostazioni elettriche che alimentano i data center, prima che possano evolvere in guasti critici o incendi. I data center sono infatti alimentati da sottostazioni dotate di trasformatori di potenza raffreddati a olio: una perdita non rilevata può compromettere il sistema di raffreddamento e aumentare significativamente il rischio di surriscaldamento e incendio. In questo articolo approfondiamo  la portata del rischio, esaminiamo il quadro normativo relativo al contenimento delle perdite di olio e spieghiamo perché l’impiego dei sensori oil-on-water Leakwise rappresenta una soluzione efficace per il monitoraggio tempestivo delle fuoriuscite. 

Perché il monitoraggio dell’olio dei trasformatori riguarda i data center

ISOIL_sensori per rilevamento di olio dai trasformatori nei data center

Un trasformatore di grande potenza installato in una sottostazione elettrica a servizio di un data center può contenere decine di migliaia di litri di olio dielettrico utilizzato per il raffreddamento e l’isolamento elettrico. I data center hyperscale, che ospitano i cluster più estesi per l’addestramento e l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale, ne installano numerosi, spesso in configurazione ridondante per garantire la continuità del servizio.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), il consumo elettrico globale dei data center è destinato a più che raddoppiare entro il 2030, passando da circa 415 TWh nel 2024 a circa 945 TWh. Questa crescita, trainata dall’adozione dell’intelligenza artificiale, richiederà un’espansione delle infrastrutture elettriche di alimentazione, comprese le sottostazioni e i trasformatori di potenza immersi in olio. Di conseguenza, aumenterà anche il volume complessivo di olio dielettrico da monitorare e l’importanza di sistemi dedicati al rilevamento tempestivo delle perdite.

Come una perdita di olio dal trasformatore evolve in un incendio

L’olio nei trasformatori svolge una funzione di raffreddamento e isolamento elettrico, ma è anche un liquido infiammabile. La dinamica del guasto segue quasi sempre lo stesso schema: una perdita d’olio dal sistema di raffreddamento riduce la pressione interna del trasformatore; il calo di pressione compromette la capacità di dissipare il calore; la temperatura di esercizio sale; se la perdita non viene intercettata, l’aumento di temperatura porta all’innesco.

I trasformatori sono generalmente equipaggiati con sensori di temperatura dell’avvolgimento, che generano un allarme solo nell’ultima fase di questo processo: quando l’allarme scatta, l’olio è già fuoriuscito e il trasformatore è già in fase di sovrariscaldamento. Il monitoraggio della temperatura, da solo, non interviene sulla causa del guasto, ma solo su uno dei suoi effetti più tardivi: per questo è necessario un sensore per olio dai trasformatori che intercetti direttamente la perdita.

Quanto è frequente il rischio di incendio nei trasformatori in olio

CIGRE (Consiglio Internazionale dei Grandi Sistemi Elettrici) ha dedicato numerosi studi ai rischi associati ai guasti dei trasformatori di potenza. La letteratura tecnica evidenzia che incendi ed esplosioni rappresentano gli scenari più gravi in caso di guasto di trasformatori immersi in olio, mentre la testata T&D World stima che, nell’arco di una vita operativa media di circa 40 anni, tra il 2,4% e il 4% dei trasformatori sia interessato da un incendio. L’incendio dell’olio dielettrico di un trasformatore è classificato come incendio di Classe B, in quanto coinvolge un liquido infiammabile, e può raggiungere temperature prossime ai 1.000 °C. Il settore assicurativo stima che le perdite economiche dirette associate a un singolo evento possano ammontare a diversi milioni di dollari, senza considerare i costi derivanti dall’interruzione dell’operatività del data center alimentato dal trasformatore coinvolto.

Normative sul contenimento delle perdite di olio nelle sottostazioni elettriche

 

Sensori per rilevamento perdite di olio dai trasformatori

Il contenimento e la segnalazione delle fuoriuscite di olio dalle sottostazioni elettriche sono già regolamentati nella maggior parte delle giurisdizioni in cui operano i data center.

Stati Uniti – La normativa SPCC dell’EPA impone requisiti di prevenzione e contenimento secondario per gli impianti che superano determinate capacità aggregate di olio (circa 5.000 litri ), condizione normalmente superata dalle sottostazioni che alimentano data center hyperscale. Lo standard IEEE 980 fornisce linee guida tecniche per il contenimento delle fuoriuscite nelle sottostazioni. La NFPA 850 disciplina gli aspetti di protezione antincendio degli impianti di generazione e trasformazione.

Europa – La norma IEC 61936-1, applicabile agli impianti elettrici con tensione superiore a 1 kV, definisce requisiti di sicurezza per la gestione dei rischi associati ai trasformatori contenenti liquidi isolanti, compreso il contenimento delle fuoriuscite. Le normative nazionali integrano tali requisiti: nel Regno Unito interviene la Health and Safety Executive (HSE), mentre in Germania opera il quadro normativo ambientale della BImSchG (legge federale sulla protezione dalle immissioni).

Australia e Nuova Zelanda – Lo standard AS 2067, applicabile alle sottostazioni con tensione superiore a 1 kV in corrente alternata, segue la stessa logica di contenimento della norma IEC. L’applicazione delle regole sulle acque di scarico, di competenza delle agenzie ambientali statali, avviene tramite le licenze operative del sito.

In tutte queste giurisdizioni vale, in sostanza, lo stesso criterio: anche una sottile patina oleosa visibile sull’acqua costituisce un evento da segnalare alle autorità competenti, indipendentemente dal volume effettivamente disperso. Negli Stati Uniti, ad esempio, il Clean Water Act non fissa una soglia minima in quantità: è sufficiente che il rilascio produca una sfumatura visibile (la cosiddetta “sheen rule”) per far scattare l’obbligo di segnalazione, con possibili sanzioni, costi di bonifica e obblighi di comunicazione pubblica. Questi quadri normativi rendono particolarmente importante la disponibilità di sistemi di monitoraggio in grado di rilevare tempestivamente eventuali perdite di olio dai trasformatori, riducendo i tempi di intervento e limitando le conseguenze ambientali e operative.

Come funzionano i sensori oil-on-water per il rilevamento delle perdite

leakwise-rilevatori perdite di olio dai trasformatoriSensori per rilevamento perdite di olio dai trasformatori

Per intercettare una perdita d’olio nella fase in cui è ancora gestibile, occorre monitorare direttamente lo strato di olio che si forma sulla superficie dell’acqua nelle vasche di contenimento delle sottostazioni, non solo gli effetti termici della perdita sul trasformatore.

I sensori oil-on-water di Leakwise misurano le variazioni delle proprietà elettromagnetiche del mezzo attraverso un campo ad alta frequenza. L’acqua presenta caratteristiche dielettriche differenti rispetto agli idrocarburi; quando si forma uno strato di olio sulla superficie, la variazione del segnale viene rilevata dal sensore, che trasmette dati in continuo tramite un galleggiante dotato di trasmettitore e antenna.

A differenza delle tecniche tradizionali di misurazione dell’olio in acqua, basate su campionamento periodico e analisi di laboratorio, questi sensori forniscono una misurazione continua: un campionamento di laboratorio restituisce un dato puntuale, riferito a un singolo prelievo, mentre un sensore installato in campo monitora la situazione in modo costante, segnalando tempestivamente la presenza e l’aumento dello strato oleoso nel momento in cui si verifica.

La seguente tabella mette a confronto i metodi traduzionali con il rilevamento tramite sensori Leakwise.

Parametro Sensori oil-on-water Misurazione oil-in-water tradizionale
Funzionalità Presenza e variazione dello strato di olio sulla

superficie dell’acqua, in tempo reale

Concentrazione di olio nell’acqua,

tramite analisi a campione o a intervalli

Affidabilità Alta: stato solido, nessun consumabile Moderata: possibile deriva di calibrazione e

dipendenza dalle procedure di campionamento

Disponibilità dei dati Continua Offline o ritardata in base alla frequenza delle analisi
Allarmi Immediati, anche per piccoli aumenti di spessore Ritardati, con possibili eventi non rilevati
Costi operativi Bassi: nessun consumabile, manutenzione minima Moderati: reagenti, calibrazioni, smaltimento rifiuti

Per gli operatori di sottostazioni e data center, l’installazione di sensori per olio dai trasformatori basati su questa tecnologia consente di intervenire tempestivamente, prima che una perdita possa evolvere fino a generare condizioni che richiedano la segnalazione alle autorità competenti, con un effetto diretto sulla riduzione del rischio ambientale, dei costi associati a eventuali sanzioni e dei tempi di fermo impianto. I dati raccolti in continuo permettono inoltre di programmare interventi di manutenzione preventiva sui trasformatori più esposti al rischio, anziché intervenire solo dopo il verificarsi di un guasto.

Sensori LEAKWISE per il monitoraggio delle sottostazioni nei data center

I sensori Leakwise sono progettati specificamente per il monitoraggio continuo dell’olio su acqua nelle vasche di contenimento delle sottostazioni elettriche. Si tratta di dispositivi installabili senza interventi impiantistici complessi. La tecnologia è certificata secondo gli standard di sicurezza in area pericolosa più diffusi a livello internazionale, tra cui FM Class 7745, ATEX, UKEx e IECEx, requisito spesso determinante per l’installazione in sottostazioni elettriche e siti industriali classificati.

Per gli operatori di data center e sottostazioni che devono dimostrare conformità a normative come SPCC, IEC 61936-1 o AS 2067, e che al tempo stesso necessitano di sensori per olio dai trasformatori realmente tempestivi ISOIL Industria  è il riferimento in Italia per la distribuzione e l’assistenza tecnica sui sensori LEAKWISE. Per conoscere i modelli di sensori Leakwise disponibili , per ricevere una valutazione delle esigenze specifiche del vostro  impianto, preventivo o un supporto tecnico, vi invitiamo a contattare i nostri specialisti.

Domande frequenti

Perché i data center per l’IA aumentano il rischio legato alle perdite di olio dai trasformatori? Perché la crescita della domanda di calcolo IA richiede più capacità elettrica, e quindi più trasformatori di potenza raffreddati e isolati in olio nelle sottostazioni che alimentano i data center. Più trasformatori in esercizio significano un volume aggregato maggiore di olio da gestire e monitorare.

Quanto olio contiene un trasformatore di un data center hyperscale?

Un trasformatore di grande taglia può contenere decine di migliaia di litri di olio. Valori intorno ai 38.000 litri sono tipici di alcune configurazioni di grande potenza. I siti hyperscale installano più unità, spesso in configurazione ridondante.

Qual è la causa più frequente di incendio nei trasformatori?

Nella maggior parte dei casi documentati, l’origine è una perdita d’olio dal sistema di raffreddamento, che riduce la pressione interna e fa aumentare la temperatura di esercizio fino all’innesco, se non rilevata in tempo.

Perché i sensori di temperatura non bastano a prevenire l’incendio?

Perché generano un allarme solo quando il trasformatore è già in fase di sovrariscaldamento avanzato, ovvero quando la perdita d’olio si è già verificata. Servono sistemi che rilevino la perdita stessa, non solo i suoi effetti termici.

Cosa richiedono le normative sul contenimento delle perdite di olio nelle sottostazioni?

Negli Stati Uniti, la normativa SPCC dell’EPA impone requisiti di prevenzione e contenimento per gli impianti che superano determinate capacità aggregate di olio. In Europa, lo standard IEC 61936-1 definisce requisiti di sicurezza per gli impianti elettrici e per la gestione dei rischi associati ai trasformatori contenenti liquidi isolanti. In Australia e Nuova Zelanda si applica lo standard AS 2067.